RapAdvisor intervista Anastasio

Il 10 Marzo 2020, RapAdvisor ha deciso di intervistare Anastasio in un modo molto alternativo, ovvero attraverso la pesca di domande racchiuse in una
sfera.
Pescando tra le varie opzioni di scelta e dando inizio alla domanda puramente casuale, troviamo il seguente ordine:
Si inizia con la prima, in cui viene domandato:”Perchè nessun feat nel disco?” La replica del cantautore è stata quella che un Feat deve nascere
da un rapporto umano prima di diventare suono e musica ma purtroppo non si è presentata,ancora,nessuna occasione.
Passiamo ora alla seconda domanda che riguarda un brano specifico:”Perchè una traccia abbastanza lontana dal tuo solito modo di scrivere come
“il giro di do”? – La contestazione avviene sottolineando che voleva destabilizzare la gente che si aspettava il solito
stile.Questo brano parla che anche solo con pochissimi mezzi tecnici, con la fantasia si possono fare molte cose belle.
Poi l’ha voluto inserire nel suo disco anche perchè fa vedere un’altra parte di sé, ovvero evidenzia quella parte che si allontana dal rap ma che si
avvicina alla chitarra accompagnata dalla voce.
Successivamente, ecco arrivare la domanda seguente:”Com’è nata la tua passione per la musica” Anastasio risponde che la musica è qualcosa di molto misterioso
perchè nessuno sa il motivo per cui ci piaccia. Tramite la musica, l’artista stesso provava emozioni che non provava nella vita normale.
Dava sfogo a emozioni che aveva represse. Inizialmente fece un feat per gioco con un mio amico e poi,pezzo dopo pezzo, è andata com’è andata.
In seguito, si può notare un quesito molto significativo e intenso quale:”La grande emotività presente nelle tue canzoni corrisponde a te e alla tua vita?”
Per ribattere il cantante risponde con:” No, non sono emotivo anzi che contiene molto i suoi sentimenti. Mi reputo sensibile, non emotivo.
Per fare musica non serve essere emotivi ma sensibili perchè chi è sensibile riesce a captare le cose, rispetto all’emotivo che si emoziona facilmente”.
Andiamo avanti con la pesca degli interrogativi e troviamo:”La faresti una canzone con Caparezza? ” Il rapper qui si carica e risponde che farebbe certamente
un brano con Caparezza perchè è stato il suo educatore.Racconta anche che da ragazzino regalarono al suo cuginetto “le dimensioni del mio caos” e lo
ascoltavano fino alla nausea quindi ha incorporato tanto di lui. Principalmente la sua tecnica.
Continuando a pescare nella sfera delle domande, ecco che viene pescata la seguente:”Cosa ti ha spinto a portare nel tuo album, un brano così forte
come “Il vicolo del moro” ? La risposta è molto dettagliata perchè viene spiegato che è il pezzo più antico di tutto l’abum,avendolo scritto
quando iniziò l’università, cinque anni fa. Ricollegandosi a una trasmissione in cui era presente “il fattaccio del vicolo del moro” ed appena si sentiva,
si aveva un groppo in gola, il forma del testo era teatrale e molto breve, con l’aggiunta di una grande emotività. Così vista l’appartenenza
del brano e dello storytelling, decise di metterlo nell’album.
Siamo quasi alla fine del gioco delle proposte che arriva la seguente:”Qual’è la tua Fonte di ispirazione più grande?”
Per tutta risposta Anastasio replica dicendo che sono state varie ma con il rap sono stati i sentimenti repressi che piano piano sono smaltiti.
Dopo sono diventate la cultura e la letteratura. Ma l’obbiettivo principale è sempre quello di dare fastidio.
Inoltre, ecco in arrivo una domanda che sotto certi aspetti può sembrare filosofica:”Hai mai temuto che il successo potesse contaminare la tua visione del
mondo?” e la contestazione è stata:” Si, un rapper vale per la sua visione del mondo e questo può essere alterata
dal successo. Quando ci si ritrova, come nel mio caso, a stare a contatto con un pubblico dei talent, bisogna essere un’artista neutrale e facile ma
questo ucciderebbe l’arte.”
Infine, è arrivata l’ora dell’ultimo quesito,abbastanza impegnativo ma altrettanto importante nonché:”Chi è veramente il sabotatore?”
Il riscontro del cantautore è stato quello di specificare che il sabotatore non è un “chi” ma è una roba difficile da descrivere.Ci racconta che
quando lo scrisse era il 5 maggio 2018 ed era un periodo buio per lui perchè era un periodo in cui si divertiva a rompere le cose, fisicamente.
Nello stesso giorno,scrisse un’infinità di versi, senza saper dove andare a parare e solo così capì come scrivere le canzoni.
Dunque Il sabotatore è un personaggio che vorrebbe non essere stato mai progettato, vorrebbe il continuo imprevisto, vorrebbe l’atto.
e conclude dicendo che ” L’arte vive in un tempo diverso dal resto del tempo. L’arte vive nel momento della sua creazione, mai in eterno. Il sabotatore
vorrebbe vivere di questo”

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